Canto umano


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Shannon McLeod is the author of the novella WHIMSY (Long Day Press). Her writing has appeared in Tin House Online, Necessary Fiction, Hobart, Joyland, Wigleaf, and Prairie Schooner, among othe ... [+]

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Translated by Roberta Scarabelli

Ci fermiamo a lato dell’autostrada da qualche parte nel Maine, cercando di cantare alle lumache. Qui c’è una larga banchina di ghiaia, quindi immaginiamo che sia un parcheggio. Il cielo, l’acqua e le rocce hanno lo stesso colore nostalgico. Ricordo che il proprietario della libreria ce l’ha descritto prima, quando ha suggerito di aggiungere questa tappa al nostro viaggio, e penso: Qualsiasi luogo può essere panoramico, a seconda del panorama che hai nella testa.

Seguo Caleb sugli scogli verso l’acqua. Indosso sandali da poco che scivolano e continuano a trovare posti in cui incastrarsi. Per tutto il viaggio Caleb ha sottolineato la mia mancanza di preparazione adeguata, dicendo che ho portato uno zaino troppo piccolo per il mio sacco a pelo, e che quindi abbiamo dovuto condividerne uno durante le nostre escursioni notturne. È una novità: la sua irritazione per la condivisione. Allungo la mano per aggrapparmi al suo braccio per non cadere, ma lui corre avanti. Ci accovacciamo vicino a una pozza di marea punteggiata di conchiglie a forma di coclea. Ne prende una e inizia a cantare i Radiohead.

«È troppo triste. Nessuno si alzerebbe dal letto per questa canzone», dico e appoggio la conchiglia sul mio palmo. Penso al genere di canzoni che ascoltavo quando ne avevo abbastanza della mia cupa monotonia, quando mi stancavo delle mie depressioni. Canto George Michael, poi le Spice Girls, poi i Beatles.

«Se non escono per Ringo, non c’è niente da fare», dice Caleb. Anch’io ho cominciato a pensare la stessa cosa di lui. Che niente di quello che faccio lo riporterà da me. Caleb ora si alza, le ginocchia che scrocchiano.

«Abbiamo guidato fin qui e ti stai già arrendendo, eh?» dico.

«Chiamami quando capisci cosa può funzionare.» Va verso la riva.

Inizio a canticchiare ooh, ahh. Forse erano i testi a confondere la procedura. Provo toni sonori, pensando che forse imitare il mare potrebbe funzionare. Quando raggiungo le note che risuonano meglio controvento, vedo la carne grigia della lumaca contrarsi. «Funziona!» Ho un piccolo brivido di soddisfazione.

Caleb torna, si accovaccia di nuovo e guarda da vicino. «Continua a cantare», dice. Provo ad atteggiare diversamente la bocca, aggiustando l’acutezza.

«Non si muove. Ti immagini le cose.» Si alza e tira fuori un sasso dalla tasca della giacca. Cerca di farlo rimbalzare sull’oceano. La risacca lo afferra e lo attira avidamente dentro di sé. Poso la lumaca e ne prendo un’altra. Questa è di una calda tonalità rossiccia, e sta già sbirciando fuori dal suo guscio. Le sue antenne sembrano un paio di occhi curiosi. Le canto, aspetto, osservo se si muove.

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