Non tutti i gatti di notte sono neri


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Deborah L. Davitt writes award-nominated poetry, short stories, and novels. For more about her work, please see www.edda-earth.com  [+]

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Tra i famigliari in lacrime passò furtivamente una gattina nera, appena diventata adulta, e più snella che magra. Balzò oltre le gonne di una moglie addolorata che affondava il viso in un fazzoletto. Strisciò oltre la porta mentre il prete dava l’estrema unzione all’uomo morente nel letto.

Nessuno sembrò accorgersi che saltò con leggerezza sul copriletto: nessuno tranne l’anziano, che alzò una mano tremante in segno di invito. Lei vi spinse la testa sotto. Lasciò che le dita dell’uomo scivolassero per tutta la lunghezza del suo corpo, e poi si strusciò più vicino, i baffi che gli sfioravano il viso.

L’anziano si voltò verso di lei, ignorando il bisbiglio delle parole del prete. La guardò a lungo negli occhi verdi e le sussurrò: «Non sapevo che ti avrei rivisto, vecchia amica. Prendi quello per cui sei venuta. Sono pronto».

Detto questo, esalò l’ultimo respiro nella bocca in attesa della gatta. Lei lo racchiuse tra le fauci, come se tenesse delicatamente un gattino per la collottola, e saltò giù dal letto, uscendo dalla casa mentre dietro di lei si alzava un nuovo coro di lamenti.

Si avviò al trotto rapido per vicoli nebbiosi e tra le ruote di carrozze in movimento, finché trovò un caseggiato affollato e familiare e saltò sul davanzale di una finestra, tenendo la testa alta per il peso del suo fardello invisibile. La sua sagoma divenne matronale. La sua pelliccia passò dal nero al bianco; gli occhi cambiarono da verdi a blu. Diede colpetti delicati a un’imposta finché la donna gentile all’interno l’aprì, permettendole di entrare in una cucina calda.

«Non fare avvicinare il gatto alla bambina», gridò la voce di una donna anziana. «Lo sai che rubano il respiro dei bambini.»

La gatta si allontanò dalle dita della donna gentile e dalla sua offerta di pesce essiccato. Sebbene entrambi fossero gesti sinceri, non erano il motivo per cui lei era lì. Non quel giorno.

Un’elegante virata la distolse dalle mani ansiose della nonna, che volevano afferrarla. Un colpo di coda e balzò nella camera da letto della donna gentile, dove si trovava la culla, accanto al letto grande. Dentro c’era una bambina, che rantolava in cerca di fiato, diventando blu. La bambina non aveva l’odore giusto: c’era qualcosa che non andava nel suo sangue. Non sarebbe sopravvissuta alla notte.

La gatta saltò sul letto, poi s’infilò nella culla a dondolo, accovacciandosi accanto alla bambina sempre più debole. Con i baffi le solleticò le guance... e liberò le fauci dal prezioso fardello che aveva portato fin lì.

«Fallo uscire subito di lì!» giunse un grido indignato.

La bambina inalò. Le sue guance diventarono rosee quando l’anima portata dalla gatta si insediò in quel giovane corpicino, tutti i frammenti di ciò che era stata, vita dopo vita, mescolandosi a quello spirito nascente e in difficoltà, diventando tutt’uno con l’anima appena nata. E quell’unione le diede la forza di continuare a combattere.

Diede a entrambi un’altra possibilità di vita.

E mentre la nonna infilava le mani nella culla per scacciare la gatta, lei si lasciò dissolvere nell’etere e nell’ombra, e l’ultimo ricordo dei suoi occhi fu una scintilla di luce stellare... finché non avrebbero avuto bisogno di lei ancora una volta.

-- Translated by Roberta Scarabelli

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